Roma non sa dove mettere i rifiuti: il 30 giugno dovrebbe chiudere Malagrotta. A Pian dell'Olmo discarica provvisoria per due anni. Sottile: «E' una brutta vicenda»
«La capitale è a un passo dall'emergenza rifiuti». Sono le parole del commissario Goffredo Sottile, dopo il caso scatenato dalle vicissitudini della discarica provvisoria di Pian dell'Olmo. Già, perché il ping pong tra la scelta di un sito provvisorio e quello di Corcolle si trascina ormai da settimane, mentre la capitale rischia rimanere strozzata dalla spazzatura.
Uno scenario che ricorda Napoli, ma anche Palermo, in un Paese che si trova sempre in stato di emergenza. A fare da contorno i dati Ispra, che sottolineano il passo di lumaca dell'Italia nei confronti della raccolta differenziata. Nel Lazio, ad esempio, questa tipologia di trattamento è paralizzata al 16,5%. Poca roba.
Da un lato il commissario cerca di rassicurare i cittadini romani, «al primo posto la loro salute», dice, dall'altro fa notare che la capitale è con l'acqua alla gola. Il tempo corre e il 30 giugno chiuderà la discarica di Malagrotta. «Bisogna trovare una soluzione, puntare sulla differenziata. Il tempo è nostro nemico e l'Europa ci guarda: siamo sotto procedura di infrazione».
E questo è il vero nodo da sciogliere: Il 30 giugno Sottile deve prorogare la decisione su Malagrotta, mentre su Pian dell'Olmo ha lasciato intendere che possa diventare una discarica provvisoria limitata a 700 mila metri cubi, per la durata di massimo due anni. E poi? Altri 3 anni per una soluzione definitiva, che può essere trovata anche nel trasferimento di rifiuti all'estero.
























