«L'abbattimento delle Vele di Scampia rientrerà nei programmi della giunta comunale di Napoli solo dopo un ampio ragionamento sulle alternative di edilizia popolare pubblica».
Il sindaco de Magistris, martedì 7 febbraio, ha frenato bruscamente riguardo all'ipotesi che le quattro palazzine di forma triangolare, superstiti delle sette progettate dall'architetto Franz Di Salvo ed edificate tra il 1962 ed il 1975, vadano giù in tempi brevi. Il primo cittadino ha precisato che sono già in fase avanzata le abitazioni del Comune di Napoli nel vicino Comune di Gricignano, ma che allo stesso tempo si lavora sulle nuove case previste a Scampia e che a Bagnoli si potrà puntare sull'edilizia innovativa. «La giunta ha tra le sue priorità quella dell'edilizia popolare e faremo nuove valutazioni concrete», ha concluso il sindaco, ricordando anche di aver trovato alloggio alle 107 famiglie regolari di Scampia.
Insomma, la demolizione di quelle palazzine è tutt'altro che imminente e non è detto neanche che prima o poi sarà davvero realizzata. Sull'opportunità di buttarle giù, infatti, è da tempo in corso un dibattito estremamente ampio ed articolato. L'ex sindaco Iervolino, per esempio, era decisamente propensa a che fossero demolite. Di tutt'altro avviso il sovrintendente Stefano Gizzi, che accoglie con estremo favore le parole pronunciate ieri da de Magistris. Sostiene: «Il degrado sociale non si risolve certo facendo tabula rasa dell'edilizia. Se così fosse, bisognerebbe radere al suolo mezza Italia». Argomenta: «Si tratta di mettere in campo politiche sociali, culturali, assistenziali. Il che, mi sia consentito, non ha nulla a che fare con la sopravvivenza o meno delle Vele». Le quali, sottolinea, «sono un esempio illustre di un filone architettonico che trova esperienze analoghe a Francoforte, a Roma (il Corviale) e a Genova. Proprio a Roma è prevalsa l'idea di riqualificare invece che abbattere. Ritengo sia preferibile anche per Scampìa, considerando tra l'altro che demolire e portare a discarica i materiali delle Vele costerebbe infinitamente più che ristrutturarle».
Conclude Gizzi: «Ovviamente nessuno qui auspica che la situazione abitativa resti quella che è oggi. Si può pensare anche a funzioni miste, all'insediamento di realtà commerciali e dell'Università». Le quattro palazzine, ricordava martedì 7 febbraio il Corriere del Mezzogiorno, ospitano attualmente 107 famiglie regolarmente assegnatarie ed una pletora di abusivi. Si prevede che i nuclei familiari che alloggiano regolarmente si trasferiscano nelle palazzine in via di completamento a poca distanza da lì, in via Pietro Gobetti. Stanno dunque per liberarsi nuovi spazi ed è palese il rischio che se li accaparrino con la prepotenza e con la forza altri abusivi, magari sostenuti dai clan od organici ad essi, come già accaduto in passato, non solo a Scampìa. Se salvare le Vele progettate da Di Salvo può anche essere una scelta, non vigilare per impedire che si ripeta quanto accaduto in passato sarebbe davvero imperdonabile.
(fonte Corriere del Mezzogiorno)
















