Quindici milioni di euro: soldi che la Regione ha per la bretella di collegamento Mortara-Stroppiana, raccordo tra il Piemonte e l'autostrada Broni-Mortara di cui ha appena deliberato la copertura finanziaria. Ma è anche la stessa cifra che serve a completare la bonifica ex Fibronit, mai come oggi in forse per mancanza di fondi. E Broni insorge.
Dal Pd alla Lega se ne fa una questione di «mancato riconoscimento di priorità indiscutibili». «Uno schiaffo ai morti»: a Claudia Porzio, segretaria cittadina dei democratici, il referente locale del Carroccio Vittorio Braga aggiunge parole ancora più dure: «La Regione ha l'obbligo morale. Vado io a controllare se davvero non ci sono i soldi per fronteggiare un'emergenza che ha a che fare con la vita della gente. E' un dovere della Regione e del Ministero». Secondo i dati dell'Associazione vittime amianto nazionale italiana (Avani), nel 2010 il mesotelioma è costato la vita a 44 persone tra Broni e circondario. Preoccupa il fatto che i picchi di esposizione risalgano alla seconda metà degli anni Ottanta, nel periodo di massima attività della Fibronit, sommato al fatto che la malattia possa rimanere latente per 45 anni. Il punto è che lunedì scorso, a Broni, l'assessore regionale al Territorio Daniele Belotti (Lega) è stato chiaro in merito agli interventi anti-amianto: soldi per avviare subito la bonifica di Broni non ce ne sono. Proponendo con ciò un impianto sperimentale di inertizzazione privato – la scelta pare sia tra due impianti realizzati dai colossi Aspireco amianto di Brescia e Zetadi di Varese che brucerebbero le fibre a temperature elevatissime per farne materiale riutilizzabile nell'edilizia – che porterebbe a Broni le risorse necessarie per sostenere finalmente i costi della bonifica. C'è chi calcola che ci vorranno altri 7 anni. «Inammissibile che non vi sia la volontà politica di spostare risorse da un capitolo di bilancio all'altro – continua Porzio – Si preferisce l'autostrada Broni-Mortara, piuttosto che risolvere il problema ed investire sulla ricerca medica. Quanto all'impianto di inertizzazione, trovo la proposta francamente poco rispettosa verso la popolazione. Sarebbe un impianto industriale, con emissioni inquinanti, impatto sulla viabilità e un dubbio di fondo. Una volta terminata la "materia prima" di Broni dove lo vanno a prendere i privati l'altro amianto che serve a tenere in piedi il business? Fuori zona, ecco dove». Prima però c'è la questione della bonifica ferma. Fase due bloccata finchè non si trovano le risorse, proprio mentre si sta concludendo la fase uno della messa in sicurezza dell'area. E la delibera dice che la Regione ha deciso di investire sulla bretella con il Piemonte. «Scelta politica sciagurata», stigmatizza l'assessore all'Ambiente Mario Fugazza.
Fonte la Provincia pavese Testo di Simona Bombonato
















