L'Acna di Cengio è l'unico sito che ha completato la bonifica ambientale tra i 54 siti di interesse nazionale, tuttavia ad un anno dal termine dei lavori di bonifica l'area non è ancora disponibile in quanto è in corso una causa con una richiesta di risarcimento milionaria per danno ambientale.
Il nodo della questione sono appunto i 253 milioni di euro che il Piemonte chiede a Syndial, società del gruppo Eni, proprietaria delle aree.
Secondo alcune indiscrezioni Eni sarebbe disposta a cedere gratis le aree, magari anche ad infrastrutturarle con reti idriche ed elettriche e aggiungere qualche soldino purché il risarcimento si chiuda con una "pietra sopra"; una "transazione tombale", presa in considerazione dal ministro che però nei giorni del dopo vertice di Cengio, era caduta nel dimenticatoio.
Oggi, nonostante annunci, proclami e passerelle, a Cengio nulla è cambiato: le aree restano intoccabili, l'amministrazione minaccia azioni forti come «le dimissioni se qualcosa non si sblocca» e anche il versante piemontese resta fermo sulla sua posizione.
Il presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza in merito a questo paradosso afferma «Siamo sempre allo stallo in cui il Piemonte chiede oltre 250 milioni di euro di indennizzi che Syndial non è disposta a dare. La società però è pronta a sedersi a un tavolo di confronto mentre, va detto, che il Piemonte, almeno nella gestione Bresso non ha mai partecipato a un incontro. Cota si è detto disponibile a farlo ma poi lui e Burlando non si sono visti» ha spiegato Vaccarezza. E ancora per chiudere la partita. «Noi tutti siamo pronti a sederci a quel tavolo che aspettiamo da un anno. Nemmeno la forma in cui verranno prese in carico le aree è importante, va bene una società mista Liguria-Piemonte o altro purché si sblocchino i terreni. Gli investitori ci sono, basta non avere le mani legate: è vergognoso che non si riesca a rilanciare il primo sito italiano certificato».
Le aree fanno infatti gola per realizzare a Cengio un campo di pannelli fotovoltaici, attività legate alla produzione di energia da fonti rinnovabili e persino logistica retroportuale.
Il rischio e la paura dei cittadini è che i progetti industriali passino a Cengio per poi trovare casa altrove.
Fonte ilsecoloXIX.it
















