Domenica 19 maggio 2013

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Europa, green economy per uscire dalla crisi

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Secondo un rapporto Ocse investire nel mercato delle rinnovabili e dell'efficienza potrebbe essere la soluzione per combattere la disoccupazione.

5 milioni di posti di lavoro. È l'impatto economico che potrebbe avere il mercato delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Secondo l'Ocse, infatti, produrre e consumare energia in modo pulito comporta la necessità di orientarsi allo sviluppo tecnologico. Conseguenza? Investimenti a pioggia su capitali e personale.

Secondo i dati Eurostat, infatti, il tasso di disoccupazione dell'Eurozona è salito all'11% nel mese di aprile. Mentre, nel corso di un mese, in Europa, sono andati in fumo 110mila posti di lavoro, ovvero 1.797 lavoratori a casa in un anno. La situazione è leggermente migliore se si considerano tutti i Paesi europei. Ma non basto.

Da questi presupposti è nato il rapporto Ocse, presentato a Bruxelles lo scorso 5 giugno. Le stime del rapporto potrebbero rappresentare una panacea per il mal di lavoro europeo. Secondo l'organismo internazionale, infatti, le energie rinnovabili e l'applicazione di singole misure per una maggiore efficienza energetica avrebbero il potenziale di creare fino a cinque milioni di nuovi posti di lavoro nella green economy entro il 2020.

In questo senso, il punto di partenza potrebbe essere la ricollocazione dei lavoratori di aziende in crisi, verso le imprese verdi. La green economy, lo ha dichiarato di recente anche il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, è in crescita e incentivare l'eco-innovazione, secondo l'Ocse, potrebbe dare una spinta per uscire dal tunnel della crisi. Innanzi tutto, però, è necessaria la diffusione di nuove tecnologie e l'aumento degli investimenti nell'ambito della formazione. E importante, infine, che le normative non siano un ostacolo e che il sistema fiscale favorisca l'inserimento dei lavoratori, facendo in modo che il costo delle politiche ambientali non sia insostenibile.

C'è di più. Le previsioni dell'Europa vanno oltre. Secondo il commissario all'occupazione Laszlo Andor una riduzione del 17% del fabbisogno di materie prime potrebbe creare tra 1,4 e 2,8 milioni di posti di lavoro entro il 2025. E il riciclo di materie chiave potrebbe aggiungerne altri 560 mila.