Sabato 19 maggio 2012

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Risarcimento Eternit: Casale Monferrato accetta 18,3 milioni e le polemiche non mancano

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I fondi ricevuti con il risarcimento che il magnate svizzero Schmidheiny, uno dei due imputati nel processo Eternit, darà al Comune di Casale Monferrato, che ieri ha deliberato in favore dell'accettazione della transazione economica proposta dallo svizzero, andranno in parte ad aiutare la ricerca sul mesotelioma, «in modo da dare qualche speranza in più agli ammalati e a coloro che dovessero ancora essere colpiti da questa grave forma tumorale», in parte a proseguire e velocizzare le operazioni di bonifica del territorio, in aggiunta a quelli già garantiti dallo Stato e dalla Regione.

Lo hanno spiegato stamattina in una conferenza stampa i vertici della cittadina piemontese, tra cui il sindaco Giorgio Demezzi, aggiungendo che è stato approvato anche un emendamento affinché si crei una commissione non politica che vigili sulla gestione e l'utilizzo dei fondi.

Le udienze processuali si sono concluse a novembre, e la sentenza dei giudici torinesi per gli imputati al Processo Eternit di primo grado è attesa per il prossimo 13 febbraio. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha chiesto una condanna a vent'anni di reclusione per disastro ambientale doloso, per l'inquinamento e la dispersione delle fibre-killer e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro.

Demezzi, la sua giunta e la sua maggioranza di centrodestra sono stati rumorosamente contestati, in municipio, durante il consiglio comunale che ha dato l'ok ai 18,3 milioni offerti da uno degli imputati del processo di Torino, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, in cambio del ritiro della costituzione a parte civile e alla rinuncia a qualsiasi azione legale futura. E la folla (almeno trecento persone) ha gridato «vergogna», «complici», «venduti», «assassini», mentre ieri l'Osservatorio nazionale amianto dice che «Schmidheiny ha comprato il silenzio» del Comune.

«Sarebbe stato più semplice dire di no – ammette il primo cittadino di Casale Monferrato – ma governare è nostro dovere. Dobbiamo saper prendere anche decisioni dolorose, decisioni che non ci fanno dormire da diverse notti, se questo porta benefici alla comunità intera». «Ma ci sono momenti – si è sfogato durante l'infuocato consiglio comunale – in cui è difficile fare il sindaco di tutti».

Casale Monferrato è la città che, con i suoi 1.800 morti (ex lavoratori Eternit ma anche residenti che respiravano le fibre killer) e i suoi 50 nuovi casi di mesotelioma che spuntano ogni anno, all'amianto ha pagato il tributo più alto. Eternit aveva altri stabilimenti in Italia e ancora oggi produce e vende in diversi Paesi del mondo, ma Casale è il luogo simbolo della battaglia ingaggiata da chi chiede giustizia anche oltre le Alpi, per esempio in Francia. Ieri il paese sembrava battuto dalla tempesta. Demezzi, in contatto con le forze dell'ordine, ipotizza che tra i contestatori più veementi non ci fossero i casalesi che hanno perduto un loro caro, ma degli «infiltrati» dei centri sociali di Alessandria o di Torino, «perché – osserva – a Casale cose come questa non ci stanno, Casale è sempre stata civile e democratica».