Martedi 21 maggio 2013

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L'industria italiana dei metalli non ferrosi nel 2011

metallinonferrosi

Il mercato nazionale dei metalli non ferrosi ha avuto lo scorso anno un andamento poco lineare: partito con il segno positivo, ha poi virato e si è concluso tra l'incertezza e il rischio di una nuova fase recessiva.

L'alluminio ha fatto registrare un consumo globale di quasi 2 milioni di t (1.950.000 t), con una crescita del 13,6% rispetto al 2010. Si tratta del secondo miglior risultato di sempre dopo la performance del 2007 (2.066.000 t). La produzione interna di primario è rimasta pressoché invariata, mentre sono aumentate le importazioni (+23,5%, a 1.013.400 t); all'opposto, per quanto riguarda il secondario è stata la produzione nazionale a spingersi fino a 790.000 t, con un incremento del 26,8%, beneficiando di una forte domanda sia interna che estera (soprattutto Ue).

Sempre a proposito di secondario, in sensibile aumento l'utilizzo che ha toccato le 672.400 t (+28,5%). Passando ai semilavorati, i prodotti estrusi hanno fatto segnare un discreto -3,7% (a 476.800 t) grazie a una domanda estera particolarmente vivace (+5,3%) che ha portato la quota dell'export vicina al 45%. Note negative per il comparto edilizio, dove prosegue la fase di profonda recessione e la domanda di estrusi è apprezzabile solo per la quota destinata agli interventi di recupero e alla sostituzione dei vecchi serramenti (agevolata dalle politiche fiscali del governo).

Soddisfacente la domanda globale di laminati (+6,8% a 458.100 t), dove la performance positiva va attribuita al comparto imballaggio, mentre gli altri impieghi sono caratterizzati dal segno meno.

Il comparto del rame ha archiviato un 2011 debole, con il consumo di raffinato in calo del 5,5% (584.700 t) come conseguenza di una ridotta attività dei trasformatori. Anche la produzione di semilavorati è scesa, complessivamente del 6,7% (556.100 t).

Tra gli impieghi hanno fatto segnare risultati inferiori alla media del settore gli usi elettrici (filo e barra rame, che perdono l'8,8% e si fermano a 433.000 t) e i prodotti a destinazione edilizia: laminati (-19,3% a 45.100 t) e tubi per idrotermosanitaria e impieghi industriali (-6,2% a 62.400 t). Questo trend congiunturale si innesta su un altro trend di lungo periodo, caratterizzato dalla progressiva sostituzione del rame nelle applicazioni edilizie causa l'elevato rischio furti e la concorrenza di materiali meno costosi. Per quanto riguarda invece la produzione di semilavorati di leghe di rame, la diminuzione del 2,8% (a 501.500 t) è principalmente causata dal calo della barra di ottone (-2,6% a 455.700 t). Male anche i laminati di leghe: -4,2% a 40.800 t.

La produzione italiana di piombo, completamente originata da materiali secondari, nel 2011 è stata di 149.500 t, con un decremento dello 0,3%. L'impiego prevalente, se non esclusivo, è quello per gli accumulatori Pb/acido, che hanno parzialmente sofferto della diminuita produzione del settore automotive, anche se il grosso della domanda proviene dalle sostituzioni. Entro la fine del 2012 è prevista la ripresa produttiva di un impianto in Sardegna e, in parallelo, ripartirà anche una raffineria termica per il trattamento finale del piombo d'opera.

Infine, lo zinco greggio ha mostrato nel 2011 un consumo leggermente in flessione (343.000 t, -1,5%), coperto principalmente dalle importazioni che sono aumentate del 4,8%. Un incremento di capacità di produzione elettrolitica è programmato entro il 2012 per sopperire al gap della produzione interna rispetto al consumo.mercato nazionale dei metalli non ferrosi ha avuto lo scorso anno un andamento poco lineare: partito con il segno positivo, ha poi virato e si è concluso tra l'incertezza e il rischio di una nuova fase recessiva.

L'alluminio ha fatto registrare un consumo globale di quasi 2 milioni di t (1.950.000 t), con una crescita del 13,6% rispetto al 2010. Si tratta del secondo miglior risultato di sempre dopo la performance del 2007 (2.066.000 t). La produzione interna di primario è rimasta pressoché invariata, mentre sono aumentate le importazioni (+23,5%, a 1.013.400 t); all'opposto, per quanto riguarda il secondario è stata la produzione nazionale a spingersi fino a 790.000 t, con un incremento del 26,8%, beneficiando di una forte domanda sia interna che estera (soprattutto Ue).

Sempre a proposito di secondario, in sensibile aumento l'utilizzo che ha toccato le 672.400 t (+28,5%). Passando ai semilavorati, i prodotti estrusi hanno fatto segnare un discreto -3,7% (a 476.800 t) grazie a una domanda estera particolarmente vivace (+5,3%) che ha portato la quota dell'export vicina al 45%. Note negative per il comparto edilizio, dove prosegue la fase di profonda recessione e la domanda di estrusi è apprezzabile solo per la quota destinata agli interventi di recupero e alla sostituzione dei vecchi serramenti (agevolata dalle politiche fiscali del governo).

Soddisfacente la domanda globale di laminati (+6,8% a 458.100 t), dove la performance positiva va attribuita al comparto imballaggio, mentre gli altri impieghi sono caratterizzati dal segno meno.

Il comparto del rame ha archiviato un 2011 debole, con il consumo di raffinato in calo del 5,5% (584.700 t) come conseguenza di una ridotta attività dei trasformatori. Anche la produzione di semilavorati è scesa, complessivamente del 6,7% (556.100 t).

Tra gli impieghi hanno fatto segnare risultati inferiori alla media del settore gli usi elettrici (filo e barra rame, che perdono l'8,8% e si fermano a 433.000 t) e i prodotti a destinazione edilizia: laminati (-19,3% a 45.100 t) e tubi per idrotermosanitaria e impieghi industriali (-6,2% a 62.400 t). Questo trend congiunturale si innesta su un altro trend di lungo periodo, caratterizzato dalla progressiva sostituzione del rame nelle applicazioni edilizie causa l'elevato rischio furti e la concorrenza di materiali meno costosi. Per quanto riguarda invece la produzione di semilavorati di leghe di rame, la diminuzione del 2,8% (a 501.500 t) è principalmente causata dal calo della barra di ottone (-2,6% a 455.700 t). Male anche i laminati di leghe: -4,2% a 40.800 t.

La produzione italiana di piombo, completamente originata da materiali secondari, nel 2011 è stata di 149.500 t, con un decremento dello 0,3%. L'impiego prevalente, se non esclusivo, è quello per gli accumulatori Pb/acido, che hanno parzialmente sofferto della diminuita produzione del settore automotive, anche se il grosso della domanda proviene dalle sostituzioni. Entro la fine del 2012 è prevista la ripresa produttiva di un impianto in Sardegna e, in parallelo, ripartirà anche una raffineria termica per il trattamento finale del piombo d'opera.

Infine, lo zinco greggio ha mostrato nel 2011 un consumo leggermente in flessione (343.000 t, -1,5%), coperto principalmente dalle importazioni che sono aumentate del 4,8%. Un incremento di capacità di produzione elettrolitica è programmato entro il 2012 per sopperire al gap della produzione interna rispetto al consumo.