I rifiuti costituiti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) indicati in inglese con l'acronimo WEEE (Waste of Electric and Electronic Equipment) consistono di apparecchiature elettriche e/o elettroniche a fine vita.
La normativa europea in materia di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche regolamenta la gestione e il corretto trattamento dei rifiuti che ne derivano, i RAEE, attraverso le Direttive, recepite congiuntamente in Italia. Il 13 agosto 2005 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 151 del 2005, la norma quadro nazionale sui RAEE che costituisce attuazione di tre direttive: la 2002/95/CE sui RAEE, la 2003/108/CE di modifica della precedente e infine la direttiva 2002/96/CE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle AEE ("Direttiva RoHS").
Il provvedimento definisce il sistema di raccolta e riciclaggio facendo ricadere sui produttori la responsabilità della gestione dei rifiuti generati dalle AEE provenienti dai nuclei domestici, mentre lascia di competenza dei Comuni la fase di gestione della raccolta.
Il D.Lgs. 151/2005, composto da 20 articoli e 5 allegati è finalizzato a:
1) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
2) promuovere il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento;
3) migliorare, sotto il profilo ambientale, l'intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di dette apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori, i consumatori e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento del RAEE;
4) ridurre l'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti sono la presenza di sostanze considerate tossiche per l'ambiente e la non biodegradabilità di tali apparecchi. La crescente diffusione di apparecchi elettronici determina un sempre maggiore rischio di abbandono nell'ambiente o in discariche e termovalorizzatori con conseguenze di inquinamento del suolo, dell'aria, dell'acqua con ripercussioni sulla salute umana. Questi prodotti vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come il rame, l'acciaio, l'alluminio, il vetro, l'argento, l'oro, il piombo e il mercurio, evitando così uno spreco di risorse che possono essere riutilizzate per costruire nuove apparecchiature incrementando inoltre la sostenibilità ambientale di tali prodotti.
Gli ultimi dati confermano che in Italia la raccolta e trattamento dei RAEE ha raggiunto la quota significativa di 245.000 ton/anno nei cinque codici da R1 a R5 di cui circa 81.000 con il codice R3, rappresentato in gran parte dai televisori a tubo catodico (cathode ray tube - CRT) a fine vita.
Le potenzialità economiche derivanti dal trattamento e recupero di materiali da televisori a tubo catodico a fine vita
Il processo di trattamento di un televisore a tubo catodico a fine vita per il recupero di materiali prevede le seguenti operazioni eseguite, prevalentemente, in modo manuale.
In un televisore, dopo lo smantellamento, rimane il tubo catodico che è costituito da una parte frontale piatta raccordata ad una parte conica che ristringe fino a diventare un cilindro al cui interno è collocato il generatore ed all'esterno il giogo realizzato con bobine di rame.
Le tipologie di vetro presenti in un CRT sono nettamente diverse in quanto svolgono funzioni differenti.
Il vetro cono contiene un'elevata quantità di piombo, legato come silicato, avente la funzione di schermo dei raggi catodici che percorrono il cammino dalla sorgente fino alla parte posteriore dello schermo. Il vetro schermo contiene, invece, una notevole quantità di bario e stronzio che sostituiscono il piombo nella schermatura ma, avendo un potere schermante inferiore, obbligano ad aumentare in modo considerevole lo spessore della parte anteriore del CRT. Nel vetro schermo non si può utilizzare piombo per la schermatura in quanto il vetro assumerebbe un colore giallo alterando i colori.
Il valore economico legato al trattamento e riciclo dei televisori a tubo catodico è, allo stato odierno, legato alla vendita sul mercato delle materie prime – seconde recuperate, escluso il vetro al piombo destinato alla discarica.
In questo materiale è presente una significativa quantità di piombo il cui attuale valore di mercato, espresso come metallo, è di 1.700 €/ton.
Il valore del piombo presente nel vetro al piombo si deduce dal seguente calcolo:
81.000 ton di televisori trattati annualmente x 0,48 percentuale di materiali vetrosi x 0,35 percentuale di vetro a piombo x 0,15 percentuale di ossido di piombo presente nel vetro x 0,928 fattore di conversione da ossido a piombo metallico x 1.700 €/ton = 3.379.219 €/anno (2011).
Questa stima è stata calcolata per difetto in quanto si riscontrano partite di vetro al piombo con un tenore di metallo superiore.
Allo stato attuale nel mondo non esistono processi totalmente idrometallurgici che permettano di trattare il vetro al piombo per recuperare questo metallo.
Esiste un solo trattamento, però totalmente pirometallurgico condotto in fornaci con riscaldamento elettrico, sviluppato dalla Nulife Glass Ltd di Stourbridge che permette il recupero di piombo dal vetro. I costi di questa tipologia di trattamento sono alquanto elevati e compensati in parte dal risparmio delle spese di messa in discarica.
Il processo, in fase acquosa, per il recupero del piombo dal vetro
Il solfuro di piombo è un sale di grande interesse per l'industria del piombo in quanto da millenni rappresenta la materia prima per la produzione di piombo. Questo sale esiste in natura e si ritrova nelle miniere allo stato puro, ma spesso associato con altri solfuri, ed è conosciuto con il nome di galena.
Il nuovo processo sviluppato da Costech prevede i seguenti stadi:
1. macinazione del vetro al piombo;
2. trattamento del vetro macinato con una soluzione acquosa di soda;
3. separazione della frazione di vetro non reagita e suo riciclo al trattamento con soda;
4. trattamento della frazione solubile con solfuri e separazione selettiva del solfuro di piombo insolubile;
5. recupero della soluzione di silicati, che viene in parte riciclata come reattivo di attacco al primo stadio, ed in parte purificata e avviata alla vendita.
I vantaggi offerti da tale processo si possono così riassumere:
• assenza di emissioni gassose e di polveri;
• nessuna coproduzione di reflui liquidi o di solidi tossico-nocivi;
• temperatura operativa bassa (massima 200°C);
• impiego di reagenti facilmente reperibili;
• recupero totale del piombo presente;
• coproduzione di silicati solubili facilmente collocabili presso i produttori di ceramiche, cemento, vetro, vernici per l'edilizia e carta;
• operazioni controllabili a distanza mediante PLC.
Biagio Giannì - ARPAV, Servizio Laboratorio Treviso























