Sabato 01 novembre 2014

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La gestione dei rifiuti come economia efficiente per le risorse e i vantaggi ambientali

M_Bologna

Trattamenti meccanico-biologici, sfruttamento del biogas, produzione di compost e simbiosi industriale sono i punti chiave per il raggiungimento di un sistema a rifiuti zero.

Achim Steiner, direttore del Programma Onu per l'Ambiente (Unep) ha dichiarato che il settore della gestione dei rifiuti contribuisce dal 3 al 5% alle emissioni di gas serra del Pianeta. "Per tagliare le emissioni di gas serra - afferma Steiner - bisogna considerare ogni opzione possibile e impostare la fase di transizione all'economia verde necessaria al ventunesimo secolo, a basso contenuto di carbonio, ed efficiente dal punto di vista dell'uso delle risorse" (Ansa, 14/12/2010).

Il raggiungimento di tali obiettivi è possibile adottando le moderne ed efficienti tecnologie di selezione dei rifiuti, esistenti in Italia, che recuperano materia e producono biogas dalla digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti, insieme a compost di qualità per l'agricoltura.

Il confronto classico tra discarica e inceneritore per dimostrare la superiorità di quest' ultimo sotto il profilo energetico e ambientale è di gran lunga superato da quello tra inceneritore e tecnologie di trattamento meccanico-biologico (TMB) con vantaggi indubbi sotto tutti gli aspetti per il TMB.

Vantaggi ambientali, energetici e sociali del TMB

Alcuni dati tratti dallo studio Waste Management Options and Climate Change 2001 dimostrano che con il riciclo e il compostaggio si risparmiano 461 Kg di gas serra per tonnellata di rifiuti urbani mentre con l'incenerimento con produzione di energia elettrica se ne risparmiano solo 10 Kg. Ancora: per produrre un Kwh un inceneritore produce 940 g di CO2, mentre la combustione del biogas prodotto dalla digestione anaerobica dell'umido ne produce molti meno. La materia risultante dal processo di digestione anaerobica del rifiuto organico (digestato) può essere a sua volta sottoposta ad un processo aerobico per produrre compost, indispensabile per rivitalizzare i suoli agricoli italiani impoveriti da pratiche di concimazione chimica spinta e prossimi alla desertificazione. L'uso del compost per concimare i terreni ha una funzione fondamentale per ridurre le emissioni di CO2 e ridurrebbe in modo consistente anche il notevole dispendio di energia necessaria per la produzione dei concimi di sintesi.

Il rapporto ClimSoil ha stimato che attualmente, nell'Unione Europea, i terreni agricoli rilasciano 10-40 milioni di tonnellate di carbonio l'anno. Un bilancio fortemente negativo se consideriamo che altre stime valutano che i suoli agricoli dell'UE possono trattenere circa 60-70 milioni di t/anno di CO2, pari all'1,5–1,7% delle emissioni di origine antropica. Secondo Annette Freibauer, ricercatrice presso il presso il Max Plance Institute di Jena, una perdita minima del contenuto di carbonio presente nel suolo europeo, dell'ordine di un decimo di punto percentuale, genererebbe emissioni di anidride carbonica pari a quelle prodotte da 100 milioni di auto in più sulle nostre strade. L'indubbia superiorità del riciclo rispetto agli altri approcci di gestione dei rifiuti è sottolineata dall'UNEP nello studio del 2010 "Waste and Climate Change" in cui si afferma che dopo la prevenzione, il riciclo è al livello più alto per i benefici ambientali.

Considerando poi i vantaggi energetici e quindi economici sappiamo che per produrre 1 tonnellata di spazzatura servono 8 -10 barili di petrolio, mentre 1 tonnellata di spazzatura è equivalente ad un barile di petrolio. Per attuare una politica economica di gestione dei rifiuti efficiente come vuole l'Europa occorre tenere ben presente che per riprodurre dalle materie prime vergini gli imballaggi termodistrutti è necessaria un'energia quattro volte maggiore rispetto a quella prodotta con l'incenerimento con recupero energetico. La tecnologia dell'incenerimento ancora oggi si regge solo per le sovvenzioni ricevute sotto forma di certificati verdi alla frazione biodegradabile dei rifiuti i cui benefici vanno ai gestori di inceneritori, mentre la selezione ed il recupero di materia producono reddito e benefici per la comunità intera, perché oltre a ridurre l'estrazione di materie prime minerali e a risparmiare notevoli quantità di energia necessaria per la loro trasformazione in prodotti finiti, crea molti posti di lavoro. Solo nel settore del riciclo dei rifiuti- ha dichiarato Janez Potocnik, commissario UE per l'ambiente - si potrebbero creare mezzo milione di posti di lavoro.

Altri vantaggi ambientali e sociali deriverebbero dall'ulteriore recupero di materia dai sovvalli destinati oggi alla produzione di CDR (combustibile dai rifiuti) e dalle plastiche eterogenee "povere". Le tecnologie per farlo ci sono tutte e l'impiego dei materiali prodotti ha molteplici destinazioni. Valga per tutte l'esempio di Revet un'industria toscana che dalle plastiche considerate non riciclabili fino a poco tempo fa, ha ricavato componenti per automotive come pedane, parafanghi, sottosella e bauletti per gli scooter Vespa e Mp3, ma anche pannelli fonoassorbenti per i tratti autostradali, profilati cavi per prefabbricati, pallet per la grande distribuzione, arredamenti per esterni e prodotti per la casa.

La chiusura del ciclo senza inceneritori

Il restante 10-15% dei rifiuti non ancora riciclabili con le tecnologie descritte e destinati all'incenerimento, nell'immediato può essere trattato in un impianto particolare come il mulino Thor, ideato dall' Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del CNR e già pronto per essere commercializzato, o, tra non molto, dal mulino Refolo, versione perfezionata del precedente che ha consumi decisamente inferiori. Thor raffina i materiali residui di qualsiasi tipo destrutturando la materia e riducendola a dimensioni micrometriche. In questo modo dai rifiuti residui vengono recuperate particelle di materie prime come i metalli a loro volta riutilizzabili, e un CDR purificato da scorie tossiche come zolfo e idrocarburi policiclici, che può essere usato in qualsiasi tipo di sistema termico. Questa tecnologia per il trattamento delle quantità residuali di rifiuto è molto più in linea con gli obiettivi di sostenibilità nella gestione dei materiali postutilizzo degli inceneritori. A questo proposito occorre sottolineare che la Direttiva Europea 2008/98 CE all'articolo 4 punto d, prevede il recupero di energia senza vincolarla ad una tecnologia specifica.

La riprogettazione industriale la simbiosi industriale come premessa per arrivare a rifiuti zero

Ma per ridurre sia i rifiuti non riciclabili che la presenza di sostanze nocive, la Direttiva Quadro 2008/98CE prevede la riprogettazione ecologica dei materiali (Ecodesign). Occorre creare un Centro studi dei "materiali residui non riciclabili" che coordini il lavoro di ricerca fatto dalle università per riprogettarne le componenti per raggiungere in tempi brevi l'obiettivo non utopico del riciclo totale. Il sistema industriale, in definitiva, deve prendere a modello la natura in cui il rifiuto non esiste, indirizzandosi verso la produzione di oggetti e beni che a fine vita possano essere riciclati e riutilizzati o assorbiti dall'ambiente. Pertanto i processi industriali devono trasformarsi da sistemi lineari aperti in sistemi chiusi in cui i sottoprodotti di un'azienda diventano input della fase produttiva successiva (simbiosi industriale). Se vogliamo creare un'economia che valorizzi in modo efficiente i materiali riutilizzabili occorre progettare dei parchi industriali nei quali le industrie fanno rete lavorando in simbiosi sull'esempio del modello creato a Kalundborg in Danimarca. A Kalundborg il sottoprodotto di un'industria diventa materia prima per un'altra, con immensi vantaggi economici e benefici ambientali. Per facilitare questi scambi la vicinanza geografica è un vantaggio perché collegamenti troppo estesi potrebbero comportare costi economici superiori.

Conclusioni

Sulla base di quanto detto è più che mai necessario che la politica detti ai Gestori la priorità delle scelte da compiere in ordine all'ammodernamento degli impianti di selezione esistenti e alla costruzione di nuovi impianti come quelli che separano i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade che sottrarrebbero alla discarica il 5-6% dei rifiuti urbani prodotti.

Occorre prendere atto che mentre l'Italia rincorre il modello tedesco di gestione dei rifiuti esaltando la produzione di energia mediante l'incenerimento con recupero energetico, Berlino, secondo la dichiarazione rilasciata dall'on. Pecorella, presidente della commissione bicamerale sui rifiuti, al quotidiano Liberal nel corso di una visita in Germania chiude gli inceneritori.

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